LA GRAMMATICA OSSIMORICA DELL'AMORE E LEVINAS
L'amore è privazione, prima di tutto.
La lettera A: il suono più semplice da emettere, quello che riesce a nascere persino dal primo vagito di un bambino, quello che da origine all'alfabeto.
È un'alfa privativo.
L'amore da, l'amore toglie.
Senza mancanza non nasce il desiderio, senza crisi non c'è felicità.
La A dell'amore tira a sé la morte, ma questo legame filologico richiede così tanta forza da essere instabile, labile.
L'energia deve fornirla il soggetto. Amiamo per vivere, viviamo per amare; su questa giostra non si sceglie di salire.
L'uomo ama. Per allitterazione, per costituzione, per costrizione irrazionale.
L'amore è il luogo dove la logica ha valore avversativo, ma mai esplicativo.
Dove il Lògos non basta, entra in gioco la physis, la natura che sa riflettere il trascendente sotto forme reali.
Per Levinas il corrispettivo dell'amore tra individui è il volto: il più grande sforzo che l'anima fa per essere tangibile.
Il termine proviene dal verbo "volvere": cambiare, avvolgere, racchiudere. Il nostro viso ha proprio la funzione di avvolgere l'anima e trascriverla,
come fosse un libro. Un volume che parla chiaro, detta leggi inconsce che l'altro deve rispettare.
Il filosofo da all'amore il valore di legge morale, di atto teorico responsabile che può mantenere stabile anche l'asimmetria più larga tra due personalità.
Come le parole in un volume, le azioni vanno pesate ponendo il volto dell'altro al di là dell'ago della bilancia.
È così che possiamo goderci il giro turbinoso sugli ossimori della vita, cioè dell'amore stesso.
CLAUDIA SURICO



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